Concluse le consuete 2/3 settimane di disintossicazione da Facebook – le più belle dell’anno – vi faccio dono di questo breve reportage del nostro viaggio in Vietnam, paese conosciuto ai più principalmente per le arcinote vicende di guerra del secolo scorso, ma al tempo stesso luogo ricco di storia, tradizioni, cibo top e paesaggi clamorosi.

Da Ho Chi Minh City ad Hanoi, passando per Can Tho, Da Nang, Hue, Hoi Han. Due settimane intense che racconterò ovviamente a modo mio attraverso semplici considerazioni, aneddoti curiosi e tante immagini che sapranno dirvi cose sul Vietnam non dico migliori, ma se non altro un po’ diverse rispetto ai centomila diarietti di viaggio e liste di “cose da non perdere…” prive d’anima e tutte uguali pubblicate da sedicenti travel blogger.

Disclaimer: se siete i tipi che ad agosto amano i lunghi soggiorni all’insegna del sole e del total relax, durante la lettura potreste riscontrare sintomi di nausea, emicrania, diarrea del viaggiatore e quant’altro. In quindici giorni siamo decollati e atterrati 7 volte, abbiamo utilizzato quasi tutti i mezzi di trasporto esistenti nel sud-est asiatico, abbiamo soggiornato in svariati hotel “di lusso”, ostelli, centri massaggi (sì.) ed altre strutture decisamente non convenzionali. Per non parlare del tasso di umidità da manicomio e delle onnipresenti bombe d’acqua tropicali che ci hanno accompagnato durante quasi tutte le nostre attività.

Poste queste premesse, ecco a voi una serie di pillole che spero possano esservi utili non tanto per creare un itinerario di viaggio in Vietnam, quanto piuttosto a comprendere appieno i vari contesti e le dinamiche che caratterizzano quotidianamente questo paese e il suo popolo.

 

Viaggio alla giornata

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Ho Chi Minh City

Zainone da backpacker, biglietto aereo, alloggio per le prime due notti, Lonely Planet e sghèi.

Dopo 14-15 ore di volo, partendo da Roma con scalo a Taipei, il 1 agosto la Piccia e il sottoscritto si presentano a Ho Chi Minh City con pochissime certezze sui tempi di permanenza nelle varie città e sulle modalità di spostamento.

Non sapendo bene cosa aspettarsi dalle varie destinazioni, soprattutto dal punto di vista meteorologico, il nostro itinerario è stato letteralmente costruito e modificato in tempo reale, un po’ come accaduto nel viaggio dell’anno precedente in Indonesia (e meno male).

 

 

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Che sia un ritardo cosmico di qualche volo interno, un vulcano che erutta o entrambe le cose, il sud-est asiatico – zona del mondo magnifica – offre ai suoi visitatori una serie di simpaticissimi imprevisti che costringono anche i viaggiatori più esperti a rivedere la propria tabella di marcia. Cautela.

 

Amico monsone

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Fucilata d’acqua in progress

Dopo aver trascorso due settimane ai tropici, la nostra afa ferragostana mi ha fatto lo stesso effetto di una piacevole brezza di mare. Con la consueta sagacia e lungimiranza, abbiamo scelto di raggiungere il Vietnam durante la stagione delle piogge.

A differenza del periodo autunnale-invernale, caratterizzato dai monsoni secchi, in questi mesi l’aria è pressoché irrespirabile in tutto il paese con qualche timida eccezione nell’area centro-sud. Umidità ai limiti del vergognoso, maglie pezzate e una costante sensazione di appiccicoso ci hanno accompagnato per l’intero viaggio.

A tutto questo aggiungiamoci pure che ogni giorno, alle 16:00/17:00 circa, nel giro di pochi attimi si materializzavano nubi color pece in stile evocazione del Drago Shenron, prologo a dei nubifragi pressoché clamorosi della durata di mezz’ora circa. Evviva.

 

Cibo: iniettatemelo direttamente nelle vene

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Vietnam, patria dello streetfood

Quanto cazzo è buona la cucina vietnamita. Nei momenti conviviali del nostro tour abbiamo quasi sempre optato per le proposte culinarie locali, concedendoci perlopiù piatti ampiamente conosciuti anche in occidente come riso, raviolini, noodles, carne di manzo, pollo, anatra, gamberetti, involtini, senza addentrarci nelle pietanze più tradizionali e ‘rischiose’. Sia chiaro, non ci siamo mai alzati da tavola con la fame.

Visti i 400 gradi di temperatura e l’umidità al 6.000%, per ragioni di sopravvivenza abbiamo dovuto rinunciare alle innumerevoli zuppe tipiche che ci hanno detto essere buonissime.

In Vietnam si mangia come tribunali a cifre che vanno dai 3 ai 5 euro a persona. Particolarmente consigliati i tradizionali lerciumi frequentati dalla gente del posto, dove si mangia il vero vietnamese food 100%. Questi locali sono caratterizzati da pareti piene di foto di piatti con offerte speciali (grafica livello Paint base), seggioline in plastica alte 10 cm e signora che lava i piatti dentro un catino lungo il marciapiede.

Chi volesse alzare l’asticella può inoltre contare sul supporto dello streetfood vietnamita, quello vero, rivolgendosi agli innumerevoli ambulanti che ad ogni angolo delle città propongono cibarie tipiche talvolta inquietanti. Delicatessen.

 

Viabilità e trasporti, a.k.a. Marte

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Le strade di Saigon

Come anticipato, abbiamo percorso le strade del Vietnam in tutti i modi possibili. Ognuna di queste esperienze è stata a suo modo allucinante.

Da pedoni, ad esempio, abbiamo solcato le imponenti ondate di traffico dei viali di Saigon non senza imprecazioni: centinaia di motorini che ti passano vicino senza fermarsi e tu lì, sulla carreggiata, alle prese con una specie di roulette russa stradale. Ah già, i semafori pedonali praticamente non esistono.

Su strada abbiamo collaudato sia i taxi tradizionali che i Grab, versione asiatica di Uber, con tariffe molto simili a quelle europee: Hanoi centro-Aeroporto (30 km) 150.000 dong, cioè 5,90 euro.

Per gli spostamenti di 2-3 ore ci siamo quindi affidati a compagnie private con van e bus rigorosamente Luxury. Sì perché in Vietnam hanno proprio una fissa per il trasporto di “lusso”, termine col quale si gasano ad indicare dei normalissimi monovolume da 7-8 posti con l’aggiunta di qualche semplice extra quali sedili più comodi, salviettina rinfrescante e bottiglietta d’acqua.

Non abbiamo preso treni, ma abbiamo visto passare il più famoso, ossia quello che ogni giorno alle 3 del pomeriggio passa in mezzo alle abitazioni del centro di Hanoi. Un fenomeno diventato virale attraverso i social che raduna centinaia di turisti in modalità Renato Pozzetto nel Ragazzo di Campagna, e grazie al quale i vietnamiti si sono inventati un piccolo business aprendo piccoli locali dove mangiare e farsi una birretta mentre si aspetta il treno passare.

Ma la vera chicca di questo viaggio si è palesata durante lo spostamento da Ho Chi Minh a Can Tho con l’esperienza di quattro ore all’interno dello Sleeping Bus. Si tratta di un normalissimo bus come tanti, ma al suo interno al posto delle due classiche file di sedili reclinabili vi sono tre file di letti a castello per dormire.

Questi mezzi percorrono tratte importanti, fino a 15-20 ore, nelle quali ai passeggeri – rigorosamente scalzi e muniti di cuscino e coperta – viene praticamente proibito qualsiasi spostamento o movimento brusco. Dormitela e zitto. Tra gli altri preziosi servizi, ciabattine lezze per la sosta wc, e gradevole aria condizionata a -30°. Pazzia.

 

Il popolo vietnamita

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Vicoli con piccole abitazioni stracolme

Comincerò questa sezione con la più scontata delle affermazioni: sono tanti. Il Vietnam ha una superficie poco più grande dell’Italia ed ospita quasi 100 milioni di persone, molte di queste stipate in grandi città dove non si riesce a trovare neanche uno spazio libero per una pisciata. Nella regione del Delta del Mekong, grande due volte la Toscana, vivono 21 milioni di anime.

Stile di vita umile, tanta povertà e degrado vanno a mischiarsi a modernità e sfarzo, soprattutto nelle zone di Da Nang, città indubbiamente in espansione con grattacieli e luminarie accompagnati da centinaia di ‘abitazioni’ decadenti.

Come negli altri paesi del sud-est, anche in Vietnam hanno tutti un gran da fare e la necessità continua di spostarsi da mattina a sera. I momenti liberi si trascorrono in compagnia tra un birra e un piatto tipico nei lerciumi di cui sopra, sempre strapieni di persone che si accomodano lungo il marciapiede su sedie di plastica alte 40 cm.

Riguardo all’ospitalità, per il viaggiatore europeo il Vietnam è un paese certamente conveniente (si mangia con 3 euro, si dorme con 10) ma in termini di accoglienza c’è ancora mooolto da fare.

Un esempio su tutti: tolte le guide, il personale degli ostelli ed altri addetti ai lavori, quasi nessuno parla inglese. In alcune reception di hotel “di lusso” (sempre lui) a malapena riuscivamo ad ottenere alcune indicazioni base per raggiungere i luoghi di interesse. Al ristorante, è capitato più volte di chiedere il “bill” e vedersi servire due bottiglie di Tiger.

Nella maggior parte dei casi, fortunatamente, ad attenuare  le difficoltà comunicative ci hanno pensato la gentilezza, l’immensa umiltà e l’innegabile disponibilità da parte di negozianti, ristoratori, ambulanti, artigiani e tanti altri vietnamiti che in quello che fanno ‘ce mettono er core’.

Non sono poi mancate le stravaganze e i comportamenti curiosi: la loro fissa per il karaoke, attività che svolgono in locali rigorosamente privée; le sensuali e gettonatissime ciabatte in plastica unisex, dieci volte più oscene delle Crocs; il dover trasportare sempre e comunque ingenti quantità di cibo da una direzione all’altra, spesso usando motorini con carichi ‘leggermente’ sporgenti; gli sfarzosi ed ultra moderni centri commerciali dove ci sono più commessi che clienti; le file chilometriche ai check-in degli aeroporti per l’imbarco di scatoloni contenenti qualsiasi cosa – sicuramente anche del cibo – che ti fanno comprendere il successo di Airport Security.

 

Francia & Stati Uniti

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La celebre foto di Kim Phúc e la prigione di Hoa Lo

Già alcune ore dopo il mio arrivo ho avuto modo di constatare personalmente l’importante successo ottenuto dagli Stati Uniti nella loro consueta opera di esportazione della democrazia e lotta alla minaccia comunista/jihadista/ecc.

Dopo una guerra lunga e atroce, il Vietnam è oggi una Repubblica Presidenziale con sistema monopartitico che vede come unico partito il PCV – Partito Comunista del Vietnam. È governato da una troika composta da Presidente della Repubblica, Primo Ministro e Segretario Generale del Partito. Dal 2018 il Segretario comunista Nguyen Phu Trong è anche il Presidente della Repubblica.

Il grande nemico dell’occidente Ho Chi Minh è per i vietnamiti una sorta di Garibaldi, Napoleone, Gandhi e Regina Elisabetta tutti messi assieme. Il suo volto è raffigurato sulle banconote di qualsiasi taglio. In tutte le città ci sono statue giganti che lo ricordano, accompagnate da centinaia di vessilli rossi con falce e martello. Dal ’75 l’ex capitale sud vietnamita Saigon porta il suo nome.

Infine, il Museo dei Resti della Guerra – bellissimo, clamoroso, vi ordino di andarci – raccoglie tra le altre cose anche una serie di immagini strazianti di civili entrati a contatto con l’Agent Orange utilizzato durante il conflitto dall’esercito U.S., responsabile di uno dei peggiori crimini di guerra del XX Secolo. Missione compiuta, insomma.

Per quanto riguardo il grande contributo umanitario della Francia, padrona dell’Indocina a cavallo tra XIX e XX secolo, suggerisco una capatina alla prigione di Hoa Lo ad Hanoi, dove i dissidenti locali venivano sottoposti a trattamenti magnanimi in stile Luigi XVI.

Ma la cosa che mi ha colpito di più è stata senza dubbio Ba Na Hills, la cittadella in stile europeo che i transalpini si fecero costruire sulle montagne vicino a Da Nang come personale luogo di villeggiatura durante la stagione calda.

 

 

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Un post condiviso da Alessio Metozzi (@metoz88) in data:

Una volta tolti di mezzo i colonizzatori, questo posto è stato trasformato nella Gardaland vietnamita, con giostre e spettacoli a tema che si mischiano a luoghi di culto e paesaggi suggestivi. Una macchina da soldi che ogni giorno registra migliaia di visitatori, tra cui molti francesi. Stranezze del destino.

Concludo questo pseudo racconto di viaggio con l’ennesima carrellata di immagini di luoghi meravigliosi e situazioni bizzarre vissute in due settimane davvero intense.

A tutti quelli che “Meto ci torneresti in Vietnam?”: la risposta è assolutamente sì.

Se avete domande e considerazioni o volete semplicemente condividere esperienze analoghe, non esitate a contattarmi!